Vita d’ufficio e da remoto: come il Covid-19 ha cambiato il nostro modo di lavorare

La pandemia ha dato una grossa spinta al progresso nel lavoro: cose che prima sembravano impossibili, ora sono percepite come la norma

Lo ammetto: per me è stato un grande sollievo poter lavorare da casa durante l’emergenza Covid-19.

Non amo per nulla la “vita d’ufficio”: a me piace essere sul campo piuttosto. In ufficio mi piace andare limitatamente alle funzioni necessarie, ovvero per i meeting.

Non mi piace neppure mangiare in azienda, a meno che non vi sia una netta separazione tra i luoghi di lavoro e di pausa, ad esempio una mensa o una cucina. Anche in questo caso, tuttavia, preferisco uscire e cambiare aria.

Lavorare da casa per compiti “da ufficio” è stato per me – ed è tuttora – una grande opportunità. Mi rendo conto che non per tutti è stato così, soprattutto per chi ha figli. E durante il lockdown i figli erano a casa.

Fossero stati a scuola, sarebbe stato diverso?

Lavorare da casa o da remoto è per me una grande opportunità.

Ci sono alcuni vantaggi nel lavorare con regolarità in ufficio o nella sede aziendale.

Condividere gli stessi spazi coi colleghi quotidianamente e con continuità permette di passarsi velocemente una serie di informazioni. Questo avviene paradossalmente – e a volte in modo più efficace – durante le pause e nelle transizioni tra un’attività e l’altra.

Tuttavia oggi abbiamo strumenti che ci permettono di attivare una condivisione di informazioni e conoscenze anche a distanza, se lo vogliamo e se lo applichiamo come una pratica costante.

Certo, occorre apprendere tutti l’uso di questi strumenti e testare quali sono più adatti al nostro caso.

Vita d’ufficio: la mia esperienza 

Ho sofferto particolarmente l’obbligo di lavorare dall’ufficio quando sono stato a Kathmandu in Nepal dove la flessibilità (il tanto decantato “smart-working” che non significa semplicemente lavorare da casa o da remoto) non era la regola e i dipendenti venivano persino controllati dalle telecamere per sapere se erano in ufficio o meno o se arrivavano in ritardo.

Senza tuttavia arrivare a questi estremi, ho sofferto la vita d’ufficio anche quando ho lavorato a Milano, ma in questo caso ho progressivamente modificato le mie abitudini quando ho capito che potevo farlo.

Così ho iniziato ad andarci lo stretto necessario, spiegando a superiore e colleghi che, ad esempio, per scrivere avevo bisogno di un ambiente tranquillo e silenzioso.

Sapere quale ambiente è più adatto ad un determinato compito aumenta la nostra performance.

A questo proposito, l’open space – che pur mi piace come stile di ufficio – non facilita certo la concentrazione sul compito. C’è chi riceve o fa telefonate, chi improvvisa dei meeting e chi riceve i visitatori.

Questo per me è fonte di continua distrazione e diminuisce la mia performance.

Non dico che l’open space sia negativo in assoluto, anzi ha degli enormi vantaggi nello stimolare il lavoro in team.

Non credo, infatti, che piccoli uffici separati siano un’opzione migliore perché la separazione diventa spesso rifugio per qualcuno e fonte di incomunicabilità per i colleghi che vogliono evitarsi.


Lavorare da casa (o da remoto) 

Lavorare da casa mi piace. Non è tuttavia una realizzazione automatica, ma una conquista. Anche il lavoro da casa ha i suoi rischi: non è solo l’ufficio a procurare distrazioni, ad esempio. A casa ci sono le nostre cose, ci sono il frigorifero e la dispensa.

Lavorare da casa richiede sicuramente una maggiore auto-disciplina.

Il co-working è un’altra opzione possibile, ma si tratta spesso di open space. Certamente in questa situazione il networking è altamente stimolato, ma non so quanto sia possibile ritagliarsi spazi di elaborazione personali (non l’ho mai utilizzato).

Tuttavia, anche la capacità di focalizzare l’attenzione in una situazione rumorosa o caotica è un’abilità differente da persona a persona.

Autodisciplina e proattività sono caratteristiche importanti per un lavoratore da remoto.

Ciascuno è bene che adatti gli spazi al proprio stile (se possibile, ovviamente).

Per quanto riguarda la gestione di un team e i rapporti con i colleghi, credo che il contatto che in ufficio deriva dalla prossimità anche senza essere ricercato, da casa è il risultato della proattività e della volontà di connettersi e comunicare: occorre volerlo, programmarlo e farlo.

Non capita per caso, insomma.

Gli strumenti tecnologici si sono arricchiti in questa fase di confinamento domestico (lockdown), perlomeno in Italia dove il telelavoro (come sarebbe più giusto chiamare il lavorare da remoto) è stato per molto tempo uno sconosciuto e molti hanno scoperto le potenzialità del digitale.

Conclusioni parziali 

In un contesto sociale e culturale dove lo “stare a casa” significa in gran parte “essere dei fannulloni”, il Covid-19 ha ridato dignità al lavoro da remoto, cosa che in Italia non è per nulla scontata.

Per alcuni tipi di professione e di ruoli, si può lavorare ovunque e dove meglio il nostro impegno si esprime, non necessariamente sotto la sorveglianza incrociata dei superiori e dei colleghi che indagano sui motivi per cui arrivi un’ora dopo o te ne vai un’ora prima dall’ufficio.

L’approccio “control freak” non fa bene a nessuno (prima di tutto ai capi).

Calcolare la produttività sul tempo di permanenza in ufficio è fuorviante e non riflette la realtà del lavoro.

Si può essere benissimo fannulloni nelle 8 ore in ufficio e non è certamente l’essere fuori dallo sguardo e dal controllo del superiore che ci rende tali.

Certo, la gestione della libertà va di pari passo con la responsabilità e occorre spostare il focus sul raggiungimento degli obiettivi anziché sulle ore di lavoro per ottenere una performance in linea con le aspettative.

Chiaro che deve passare una cultura del “siamo tutti imprenditori”per potenziare al massimo questo senso di responsabilità nell’uso del tempo, cosa che rappresenta una sfida per chi fa un lavoro salariato senza alcun tipo di bonus o incentivo in base alla produttività.

E tu come vivi il tuo lavoro in ufficio? Ti piace?

Se non ti piace, come vorresti vederlo cambiare o come lo hai già cambiato?

Quali alternative hai trovato per lavorare meglio?

Il lavoro da casa ti ha aiutato a lavorare meglio o no?

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